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giovedì 15 maggio 2014

Per non dimenticare:Giovanni Falcone un'eroe italiano!




“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani
 ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine

Il 18 maggio 1939, nasce a Palermo, un magistrato, un eroe italiano, uno dei padri della lotta anti-mafia Giovanni Falcone.La figura di Giovanni Falcone rappresenta un pilastro fondamentale nella lotta alla mafia e più in generale nella storia della Repubblica Italiana; uno straordinario esempio di fiducia e dedizione alle istituzioni: la fedeltà incondizionata di Falcone per lo Stato è stata a lungo espressa come un'anomalia, rispetto alla Sicilia e al suo capoluogo Palermo che dopo la sua morte sembrano aver finalmente ritrovato il coraggio di combattere la piaga della malavita.

"È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso. L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza"


Nel maxi processo che termina nel 1987 mettendo in ginocchio Cosa Nostra, il ruolo incarnato dal giudice Falcone è essenziale perché definisce nuove procedure e più efficaci metodi d'indagine, e fa capire che una strategia coordinata, portata avanti con determinazione, può sconfiggere definitivamente la "piovra".

"Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere"

Dopo la laurea in giurisprudenza del 1961, diventa pretore a Lentini e poi sostituto procuratore a Trapani. Comincia a lavorare a Palermo nel 1979., dove si specializza in processi contro la mafia, ottenendo risultati importanti, poi, nel 1991 si trasferisce a Roma alla direzione degli Affari Penali. La reazione della mafia, che avverte un pesante pericolo per la propria sopravvivenza, è spietata


"Si muore generalmente perché si e soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si e privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere"

I torbidi interessi e i potentati minacciati dalle indagini fanno però di Falcone una vittima designata, bersaglio non più delle diffamazioni, ma di una vera e propria guerra che la mafia decide di intraprendere per metterlo a tacere. Falcone e Borsellino sono per la cupola gli avversari più pericolosi, perché essendo siciliani e palermitani conoscono i linguaggi, le regole, le mosse strategiche delle cosche e mettono però la loro conoscenza al servizio dello Stato.Falcone, miracolosamente scampato ad un attentato dinamitardo il 20 giugno 1989 presso la sua villa sul litorale dell'Addaura, sa di essere condannato e di non poter contare sull'appoggio o la protezione del potere politico, ma continua eroicamente il suo lavoro.


"Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro, e alla resa dei conti, palpabile, l'inefficienza dello Stato. Un'affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra"

Nelle sue stesse parole, si tratterebbe di ordinaria amministrazione: il dovere morale al quale ogni buon cittadino è chiamato non comporta nessun eroismo. Bisogna però rendersi conto che la mafia è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l'eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni.


"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione"



E' certamente perché la mafia si sentiva in serio pericolo, dato che continuava a subire gravi sconfitte da parte della magistratura, che il 23 maggio 1992, Giovanni Falcone barbaramente ucciso, insieme alla moglie ed alla scorta, mentre in autostrada si recava a Palermo.



ecoradio.it



Per commemorare, anche solo in piccolo, quella tragedia, 
ecco tre libri dedicati al giudice palermitano.

Giovanni Falcone un eroe solo

Giovanni Falcone un eroe solo
Maria Falcone e Francesca Barra
Rizzoli

Maria Falcone, sorella di Giovanni, ricorda i due volti di Giovanni Falcone, Giovanni privato bambino e ragazzo, ultimogenito, cullato da una famiglia avvolgente eppure a suo modo austera, Falcone uomo amato da una donna che sapeva di condividerne un destino rischioso, Falcone magistrato, solo, isolato, invidiato, circondato in vita di pochi fidati amici, inspiegabilmente moltiplicatisi in morte.


Cose di Cosa nostra


Cose di Cosa nostra

Giovanni Falcone, Marcelle Padovani
Rizzoli

La penna è quella della giornalista francese Marcelle Padovani, ma la voce narrante è quella di Giovanni Falcone. Le venti interviste diventano materiale per dettagliate narrazioni in prima persona che si articolano in sei capitoli, disposti come altrettanti cerchi concentrici attorno al cuore del problema-mafia: lo Stato. Un'analisi che parte dalla violenza, dai messaggi e messaggeri, per arrivare agli innumerevoli intrecci tra vita siciliana e mafia, all'organizzazione in quanto tale, al profitto - sua vera ragion d'essere - e, infine, alla sua essenza: il potere. Una testimonianza resa da Falcone dopo aver lasciato Palermo nel 1991.



«Ho ucciso Giovanni Falcone». La confessione di Giovanni Brusca

Saverio Lodato 
Mondadori

Saverio Lodato ha incontrato in una cella blindata del carcere di Rebibbia Giovanni Brusca e ne ha raccolto la testimonianza: la voce del primo boss della "mafia vincente" che ha scelto la strada della collaborazione con la giustizia. In queste pagine il boss dei corleonesi racconta la storia della sua vita, senza censurare alcun particolare: il padre mafioso, gli studi interrotti, il primo omicidio, il viaggio di iniziazione dai "cugini" americani... Spiega come si svolge la vita di un latitante, rivela i retroscena della sua cattura e di quella di Riina, i segreti e le connivenze politiche, ricostruisce i giorni drammatici in cui si preparò la strage di Capaci.




1 commento:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
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