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mercoledì 30 aprile 2014

Primo maggio... film che parlano del rapporto tra Cinema e Lavoro!




È un rapporto strettissimo e significativo quello tra cinema e lavoro. Non a caso quello che, per convenzione, viene considerato il primo film in assoluto è L'uscita dalle officine Lumière di Louis e Auguste Lumière del 1895, che riprende l’uscita degli operai da una fabbrica.





Da questo primo esempio di cinema realistico, molti cineasti si sono interrogati sulle problematiche dei lavoratori, soprattutto quelli del ceto più basso, per lasciarci opere impegnate come Sciopero (1925) di Sergej M. Eisenstein, a volte anche con un risvolto avveniristico come Metropolis (1927) di Fritz Lang o Tempi Moderni (1936) di Charlie Chaplin, entrambi sul tema dell’alienazione della catena produttiva nella società del profitto.




Sul dramma di un uomo a cui viene rubata la bicicletta che gli permette di lavorare è incentrato Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis, che lanciò Silvana Mangano, ci riporta ai tempi delle mondine, nell’Italia postbellica. Portuali, sindacati e lotte intestine fra gang in Fronte del porto (1954) di Elia Kazan con un indimenticabile Marlon Brando.





Ancora fra la metà dei 50 e i primi anni 60 pellicole importanti come: Il grido di Michelangelo Antonioni, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, Il posto di Ermanno Olmi. Negli anni 70 si accentua il significato politico, come in La classe operaia va in paradiso di Elio Petri o Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo. Fra contadini e fattori: Novecento di Bernardo Bertolucci e L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi. Non va poi dimenticato il Fantozzi di Luciano Salce, satira (molto) agro e (poco) dolce di un Italia in rapido cambiamento.





Gli yuppies degli anni 80, manager stressati e arrampicatori senza scrupoli, esordiscono anche al cinema, in titoli come Wall Street di Oliver Stone con Michael Douglas o Jerry Maguire di Cameron Crowe con Tom Cruise. Il cinema inglese merita attenzione grazie ad autori come Ken Loach, Stephen Frears e Mike Leigh, ma anche grazie a film come Full Monthy di Peter Cattaneo o Calendar Girls e We want Sex di Nigel Cole.




E la Francia di Robert Guediguian (Marius e Jeannette, Le nevi del Kilimangiaro) e di Laurent Cantet (A tempo pieno, Risorse umane) e Jacques Tati (Play Time). Da citare i belgi fratelli Dardenne (Rosetta, Il figlio) e singoli titoli come lo spagnolo I lunedì al sole di Fernando León de Aranoa e l’americano Tra le nuvole di Jason Reitman che mettono in risalto il tema della disoccupazione.





Nell’Italia dell’ultimo decennio assistiamo a una fioritura di film che disaminano in modo non banale i diversi aspetti critici del mondo del lavoro: Il posto dell'anima di Riccardo Milani, Mobbing di Francesca Comencini, Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Generazione Mille Euro di Massimo Venier, Fuga dal Call Center di Federico Rizzo, La nostra vita di Daniele Luchetti. 


di Francesca Felletti
dal sito .vogue.it


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