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sabato 5 aprile 2014

Nulla, solo la notte...il romanzo d’esordio di John Williams!

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Nulla, solo la notte

di John Williams


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" In questo sogno in cui era senza peso né vita, in cui era un velo di coscienza diffuso che vibrava e fremeva in una vasta distesa di tenebre, dapprima non sentiva nulla, se non un’oscura specie di appercezione, priva di vista e d’intelletto, e remota, in grado solo di distinguere tra sé e il buio.Poi una consapevolezza più decisa cominciava a farsi strada in lui, una sorta di gratitudine per la forma insensibile che aveva in sogno. Senza riuscire a esprimerlo con parole o pensieri, la cosa gli piaceva talmente che, potendo scegliere, sarebbe rimasto per sempre in quell’oscuro ventre di non essere. "




Dopo Butcher’s Crossing e Augstus ...Nulla, solo la notte...è un romanzo più turbolento, aspro, dove la carica emotiva sembra provenire dall’impeto della giovane età dello scrittore. Ma, nonostante questo, il tratto distintivo della scrittura di Williams è già evidente: lo stile è impeccabile, pulito, così lucido da risultare a tratti disarmante.

Il romanzo narra la giornata e gli incontri di un giovane californiano nauseato dalla sua origine borghese, Arthur Maxley, in una Los Angeles oscura e caotica.Ossessionato da pensieri scabrosi e sentimenti controversi, Maxley è costretto a districarsi nella rete ingarbugliata della realtà, faticando a distinguere la verità dai sogni e dai continui flashback che lo stravolgono. Nella confusione metropolitana, saranno i diversi personaggi in cui si imbatterà a offrirgli una chiave di lettura utile a dipanare questo groviglio: dall’amico che vuole acquistare una macchina tipografica per stampare poesie, al padre lontano e distaccato, ognuno di loro porterà con sé una soluzione per decifrare l’enigma della solitudine del protagonista





 Butcher's Crossing

Butcher’s Crossing
"Bastava un solo sguardo, o quasi, per contemplare tutta Butcher's Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c'erano alcune tende sparse". Ecco lo sperduto villaggio del Kansas dove, in una torrida giornata del 1873, giunge Will Andrews, ventenne bostoniano affamato di terre selvagge. L'America sta cambiando, la ferrovia in breve scalzerà la tensione verso l'ignoto che aveva permeato il continente, lasciando solo il mito della frontiera. Eppure, il giorno in cui Will sente sotto i piedi la sua terra promessa, esiste ancora la caccia al bisonte, un'esperienza portentosa, cruenta e fondante, archetipo della cultura americana. È questo che il ragazzo vuole: dimenticare le strade trafficate ed eleganti di Boston e rinascere in una terra che lo accolga come parte integrante della natura. Ma in questi luoghi lontani dalla costa orientale e dalla metropoli gli uomini sono legnosi, stremati dall'attesa di un riscatto mai ottenuto e negli occhi custodiscono tutta l'esperienza del mondo. La caccia, l'atroce massacro di cui Will si rende complice, è un momento in cui si addensano simbologie, dove il rapporto tra l'essere umano e la natura diventa grandiosa rappresentazione, ma soprattutto è un viaggio drammaticamente diverso da ciò che il ragazzo si aspettava, da quel che immaginava di scoprire su se stesso e sul suo paese.









Augstus
Ottaviano, nipote di Giulio Cesare, ha appena diciotto anni quando viene informato dell’assassinio del condottiero. Gli ideali che avevano fatto grande l’epoca repubblicana sono ora ridotti a maschere grottesche, mentre sul Senato regnano indisturbati la corruzione e il caos. Circondato da uomini che tramano alle sue spalle per il potere, il giovane Ottaviano dovrà ricorrere alla forza delle spade e a tutte le seduzioni della politica per trasformare in realtà il proprio destino: quello di essere proclamato Augusto e salutato come il padre dell’Impero.











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