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domenica 30 marzo 2014

GuildWars Mare del lamento... di Ree Soesbee!

Foto: ...buona domenica...leggere un bel libro, magari sorseggiando una tazzina di caffè è uno dei momenti di relax più piacevoli!

...buona domenica...
leggere un bel libro, magari sorseggiando una tazzina di caffè è uno dei momenti di relax più piacevoli...


GuildWars - Mare del lamento





GuildWars - Mare del lamento
di Ree Soesbee



Non saprai cos’è una tempesta fnché non avrai cavalcato il vento
Sotto i cieli neri e freddi, oh!
Finché non avrai attraversato una nube nera
Con i lampi rifessi nei tuoi occhi
La morte ride tra le onde e gli scogli aguzzi
Quando il dannato sole non sorge più, oh!
“La tempesta è passata”



Una brezza leggera soffiò sull’Arco del Leone, curiosa progenie delle freddi correnti oceaniche e dei venti caldi del sud che stavano avvicinandosi all’entroterra. Il refolo percorse le strade della città, bisbigliando sugli usci e scivolando lungo i vicoli. La stagione fredda era durata parecchio e, tra le mattonelle dei pavimenti irregolari, luccicava ancora il ghiaccio. In ogni caso, prima o poi l’inverno avrebbe sempre ceduto il passo alla primavera, a Kryta. La brezza si trasformò in una vera e propria folata, e le navi ormeggiate vacillarono inclinandosi precariamente e sfiorando le assi incrostate di sale del porto. Un’onda biancastra spruzzò acqua dappertutto, la schiuma scorreva intorno ai cirripedi che punteggiavano lo scafo possente del galeone. I marinai si schiacciarono i cappelli bene in testa e i mercanti trattennero i loro beni in modo che non si sparpagliassero dappertutto. Su una delle navi più grandi, un giovane balzò giù dalla passerella di plancia, chinandosi controvento e avanzando ad ampie falcate irregolari “Grazie per avermi offerto questo lavoro, Vost!”, gridò il giovanedietro la spalla, agitando una mano. Proseguì in equilibrio precario, senza curarsi del vento che gli soffava direttamente in faccia. Indossava un paio di pantaloni logori e troppo corti 
e percorreva le assi salate con le suole di pelle strappate e le cuciture delle scarpe disfatte.A bordo dell’enorme galeone, un uomo più anziano salutò in risposta dalla passerella. “Sei sicuro che non vuoi salpare con noi questa volta, Coby? Abbiamo un sacco di posto e ci farebbe comodo un buon osservatore!”, gridò sogghignando.“Mi spiace, nostromo Vost, ma non posso venire!”, rispose Cobiah. “In città mi aspetta una bella fanciulla e non posso certo deluderla!”“Una ragazza? Ah! Buon per te, giovanotto”, ridacchiò il vecchio. “Ci vediamo all’orizzonte, allora”.“Agli ordini, Vost. Stia bene!” Il giovane scavalcò una cassa ai piedi della rampa di sbarco e zigzagò tra i lenti passanti, facendosi largo tra la folla in direzione della battigia. Fischiettando, superò i secchielli dei pescatori e si accovacciò sotto le reti appese ad asciugare, scivolando tra i marinai al lavoro senza colpo ferire.Era un giovane pelle e ossa e
poco più che adolescente, le gambe sgraziate e le mani sui fanchi. Già più alto dei suoi coetanei, Cobiah non aveva ancora smesso di crescere, e correva come un puledro maldestro che non aveva ancora imparato a mantenere l’equilibrio. Era di carnagione pallida, i capelli biondi cadenti sulla fronte, gli occhi azzurri e taglienti incorniciati da un viso leggermente abbronzato. La goffaggine dell’adolescenza non aveva sminuito quel viso tanto grazioso. Forse aveva la mascella un po’ troppo allungata, ma ogni altro lineamento confermava la sua intelligenza e la sua fermezza.Cobiah raggiunse l’estremità opposta del molo, abbassandosi sotto una spessa trave di legno usata come passerella. Saltò sopra una delle assi per raggiungere con un gran balzo la successiva che torreggiava sulla spiaggetta di 
sabbia. Trenta metri sopra gli scogli della battigia, Cobiah rimase in equilibrio a godersi il panorama.I moli dell’Arco del Leone si estendevano dalla battigia come dita protese a sforare l’oceano. Al di là di essi sorgeva sullacosta una grande città di pietra, i cui antichi edifci brillavano di bianco e di giallo alla delicata luce del sole mattutino.




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