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mercoledì 17 febbraio 2016

Pablo Neruda...e Le venti poesie d'amore e una canzone disperata



Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)cantore della povera gente. Egli nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta che trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato. L'incontro o meglio la scoperta della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza. Come scrisse su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato" .Neruda, favorito dalle circostanze, mise un pur lieve scompiglio nella letteratura spagnola facendosi paladino della "poesia impura" opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. Allora la sua influenza non fu preponderante ma si fece sentire più tardi e ancora perdura in qualche modo presso le generazioni intermedie e recenti.Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita; fu scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca e con Cesar Vallejo, un poeta peruviano, fondò il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione"E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio:Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggiNel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo.Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.



Opere

Cento sonetti d'amore, I versi del Capitano, Todo el Amor, Ode al vino e altre odi elementari, Ode al libro e altre odi elementari, L’uva e il vento, Elegia, Crepuscolario, Una casa nella sabbia, Tentativo dell’uomo infinito, Le pietre del cielo, La spada di fuoco, Alture di Macchu Picchu, Storia di acque, di boschi e di popoli, Stravagario, Fine del mondo, Residenze sulla terra, Memoriale di Isla Negra,Il cuore giallo, Giardino d'inverno, Il mare e le campane, Libro delle domande, Difetti scelti.








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Le venti poesie d'amore e una canzone disperata
con una testimonianza di Federico García Lorca
Pagine 240





Le Venti poesie d’amore 
sono la romanza di Santiago, con le strade studentesche, l’università e l’odore di madre selva del buon amore condiviso… È un libro che amo perché, malgrado la sua acuta malinconia, vi è in esso il godimento dell’esistenza.

...di stile modernista,di stile romantico e di stile erotico sono le poesie scritte dal grande poeta cileno...Pablo Neruda....raccolte nell'opera ... le venti poesie d'amore e una canzone disperata...scritte giovanissimo... a vent'anni....tradotte in decine di lingue e ripubblicate a più riprese...e con le quali Neruda viene riconosciuto come....il più famoso giovane poeta dell'America latina...



il sentimento amoroso unifica tutta la raccolta... si esprime il senso doloroso...della fine di un'amore... che va dalla dalla tensione erotica e sentimentale del primo incontro alla nostalgia per la donna lontana e alla triste conclusione...la rottura della relazione....malgrado la sua acuta malinconia... vi è in esso il godimento dell'esistenza....

ne ho scelte alcune che trovo semplici nelle parole
...ma travolgenti...nel cuore e nell'anima...



Nel mio cielo al crepuscolo


¨˜"°º••º°"˜¨¨


Nel mio cielo al crepuscolo sei come una nube

e il tuo colore e la forma sono come io li voglio.

Sei mia, sei mia, donna dalle labbra dolci

e vivono nella tua vita i miei sogni infiniti.

La lampada della mia anima ti fa rosa i piedi,

il mio acido vino è più dolce sulle tue labbra,

oh mietitrice della mia canzone d’imbrunire,

come ti sentono mia i miei sogni solitari!

Sei mia, sei mia, vado gridando nella brezza

della sera, e il vento trascina la mia voce vedova.

Cacciatrice del fondo dei miei occhi, il tuo furto
ristagna come l’acqua il tuo sguardo notturno.

Nella rete della mia musica sei prigioniera, amor mio,

e le mie reti di musica sono ampie come il cielo.

La mia anima nasce sulla riva dei tuoi occhi a lutto.
Nei tuoi occhi a lutto inizia il paese del sogno.




Ti ricordo come ieri


¨˜"°º••º°"˜¨¨



Ti ricordo come eri nell'ultimo autunno.Eri il berretto grigio e il cuore in calma.Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.E le foglie cadevano nell'acqua della tua anima.
Stretta alle mie braccia come un rampicante,le foglie raccoglievano la tua voce lenta e in calma.Fuoco di stupore in cui la mia sete ardeva.Dolce giaciglio azzurro attorto alla mia anima.


Sento viaggiare i tuoi occhi edè distante l'autunno:berretto grigio, voce d'uccello e cuore di casaverso cui emigravano i miei profondi anelitie cadevano i miei baci allegri come brage.

Cielo da un naviglio. Campo dalle colline:il tuo ricordo è di luce, di fumo, di stagno in calma!Oltre i tuoi occhi ardevano i crepuscoli.Foglie secche d'autunno giravano nella tua anima






LA CANZONE DISPERATA


¨˜"°º••º°"˜¨¨



Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.Abbandonato come i moli all'alba.E' l'ora di partire, oh abbandonato!Sul mio cuore piovono fredde corolle.Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!In te si accumularono le guerre e i voli.Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.Tutto hai inghiottito, come la lontananza.Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.L'ora dello stupore che ardeva come un faro.Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!



Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!Feci retrocedere la muraglia d'ombra,andai oltre il desiderio e l'atto.Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,te, in quest'ora umida, evoco e canto.Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza,e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.Era la nera, nera solitudine delle isole,e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo.



Ah donna, non so come hai potuto contenerminella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe,ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.Oh la copula pazza di speranza e di vigorein cui ci annodammo e ci disperammo.E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.E la parola appena incominciata sulle labbra.Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.



Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!E' l'ora di partire, la dura e fredda ora che la notte lega ad ogni orario.Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.Abbandonato come i moli nell'alba.Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.E' l'ora di partire. Oh abbandonato!

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